Dopo il semaforo rosso, scatenate l’inferno!
Guido Meda

La scorsa domenica, 19 gennaio, ho partecipato per il secondo anno consecutivo alla Mugello GP Run, una gara che si svolge proprio all’interno dell’ omonimo autodromo.
Lo scorso anno ero incuriosita e affascinata, da, ormai ex, motociclista, dall’idea di correre all’interno di uno dei più prestigiosi circuiti internazionali.
Svanito da anni il desiderio di girare in pista, perché non farlo sulle mie gambe anziché su due ruote?
Quest’anno però ero perfettamente consapevole di cosa mi aspettava, evidentemente traggo un certo godimento dalla sofferenza durante le gare… ahahahah!
La partenza è fissata per le 11 e questo mi ha permesso, partendo da Pisa, di non dover fare una levataccia, ma non è stato sufficiente ad evitare che Antonio, mio marito, mi dicesse: Io non so perché ti seguo in queste cose!

Arrivati all’autodromo l’emozione è stata la stessa dello scorso anno.
C’è davvero tanta gente, musica ovunque e un’atmosfera più di festa che di gara.
Ritiriamo il pettorale, salutiamo qualche amico e poi ci riscaldiamo, anche perché la prima salita, l’arrabbiata 1 è a meno di un chilometro dalla partenza.
Durante il riscaldamento mi rendo conto di essermi coperta un po’ troppo, ricordando il freddo che avevo sentito l’anno precedente, quindi decido di correre in pantaloni lunghi (anche perché avevo solo quelli) e maglia a maniche corte

Purtroppo però l’attesa sui blocchi di partenza e stata un po’ più lunga del previsto, i partecipanti erano tanti e tardavano ad arrivare, quindi ho avuto tutto il tempo di raffreddarmi e tremare anche un po’.
Ma finalmente ci siamo: si accende il semaforo rosso, proprio come prima della gara motociclistica, poi verde e si parte!
Venendo da un periodo di mantenimento, so che la prestazione potrebbe non essere un granché, ma comunque un obiettivo ci deve essere, ed è di chiudere la gara sotto i 45 minuti.

Memore dell’anno precedente, in cui mi ero spinta in discesa come una bambina spensierata tra i prati, per poi trovarmi sfatta al secondo giro, quest’anno decido di avere un approccio leggermente più conservativo in discesa, per mantenere il passo desiderato anche durante il secondo giro.
Perché, non so se è una sensazione comune, ma io dalla TV non mi ero mai veramente resa conto della pendenza di arrabbiata 1 e arrabbiata 2 e di quanto potessero essere impegnative, soprattutto su due giri!


Il primo giro lo chiudo in 22’09: ottimo!
Ma durante il secondo giro, anche questa volta accuso molto di più le salite, dopo la prima, sono al settimo chilometro, provo a spingere ma sinceramente non ce la faccio e non forzo neppure più di tanto… mi aspetta la seconda, che mi spezza le gambe.
Sto rallentando… chi me lo ha fatto fare?
Ormai sono a 8,5Km, ne mancano solo due e c’è la discesa…
cerco di mantenere il passo… “Gas a martello, giù la testa nella carena!”…
arrivo all’ultima curva… l’ultimo chilometro… guardo l’orologio: non so se ce la faccio!
Gli ultimi 500 metri sono in leggera salita, ma dopo dieci chilometri si fa sentire.
43 minuti di gara: accelero per quanto posso.. avverto un senso di nausea (mi succede spesso alla fine di gare veloci), ma sono al traguardo, bandiera a scacchi: 44’55” (real time 44’51”) ce l’ho fatta!
Giusy c’è! L’anno prossimo ci ritorno!

1 pensiero su “Al Mugello non si dorme, si corre”