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Ci sono tante maratone, ma c’è una sola Boston Marathon

“I look forward to returning to Boston every year. No other race has the same traditions. No other has the generations of spectators out cheering for us. It has world-class competition. I consider Boston the greatest marathon in the world, and maybe the single greatest race.” Neil Weygandt

Quando sei esattamente nel posto in cui volevi essere, tutto viene vissuto in maniera più intensa e piena.
È quello che è successo per la mia seconda maratona di Boston.

È dal 2019, che aspetto di tornare: da quella prima maratona a Boston, sofferta ma intrisa di emozioni. Ho lavorato per quattro anni per essere di nuovo quì.

Ed eccomi, nella prima linea della mia onda di partenza, praticamente come partire da top runner…

Nei giorni scorsi ero piuttosto preoccupata per il meteo, anche se la gara “Terre di Siena”, corsa sotto la pioggia insistente e al limite dell’ipotermia, è stata un ottimo allenamento anche per questo, mentre la maratona di Roma, corsa il mese scorso, mi ha reso consapevole di essere una maratoneta (anche se non molto brava)

Eccoci, parte il count down!
10…9…8… 7…cavolo! Anche questa volta mi sembra di essere sul punto di piangere…

6…5…4…Non voglio farlo, ti cerco guardando in cielo, ti mando un bacio.
Questa volta non puoi fare il tifo per me da quaggiù, ma spero tu mi stia guardando, ancora una volta fiero di me.

3…2…1 E si parte!

E’ difficile tenere il ritmo che ho stabilito, i primi 5 km sono in discesa e velocissimi, ora devo cercare di non esagerare, ecco sono ai 10km nel tempo previsto, 46′.

Comincio ad avvertire il vento contro, mi arriva qualche raffica un po’ più forte, non riesco a spingere come vorrei…
Devo provare a stare in gruppo per restare coperta, ma non è facile! Eccomi alla mezza in ritardo e anche un po’ affaticata…
Come affronterò le Newton Hills? Non importa pensarci ora, lo so: il trucco e concentrarmi a correre 5 km alla volta…nuovo lap e si riparte!

Il tempo vola! La folla urlante è strepitosa, sono già al 26esimo!
Anche se finora il percorso è stato ondulato, ora ci sarà qualche pendenza impegnativa: proprio qui’ nel 2019 sono crollata, fisicamente e mentalmente, lasciandomi andare ad una resa incondizionata, nemmeno un minimo cenno di reazione….

Ma oggi no!
So che sono oltre il tempo che volevo, ma non voglio mollare e devo cercare di spingere finché posso!
Wow: sto tenendo un ritmo un po’ più veloce di quanto previsto.

Ecco là la Heartbreak Hill, ho recuperato qualcosa, devo arrivare in cima e poi la parte difficile è finita!

Evvai!
Dopo la salita ho anche ripreso a spingere un po’, mancano dieci chilometri, forse ce la posso ancora fare!

Oh mamma! Sono al 40esimo chilometro, le gambe non ci sono più, accuso ogni piccolo dislivello…
“my quads are on fire”…
ma mancano solo 2km: devo tenere ancora un po’…ma sto rallentando tanto…

ok, il tempo non verrà, ma voglio dare il massimo come ho fatto finora e non rimpiangere nulla!

Giro a sinistra ed sono in Boylston Street!
Il traguardo si avvicina, l’orologio mi dice che non sarà il tempo che avevo in mente ma posso migliorare il tempo fatto a Roma.

Forza Giusy, cerca di aumentare il passo!
Vai, ecco la finishline: 3h22’08“.
È PB! non a Berlino, non a Valencia, a BOSTON!!!

Sono stanca, bagnata fradicia e sto morendo di freddo (strano…)
Vado a prendermi la mia medaglia e poi subito a cambiarmi.

Ecco la volontaria che mi mette la medaglia al collo….
Nooo, ma perchè? i miei occhi si riempiono di nuovo di lacrime.

Ma perché questa maratona mi fa questo effetto?
Non me lo so spiegare, so solo che voglio tornarci ancora…

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