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Roma-Padova con PB

Se l’opportunità non bussa, costruisci una porta.
(Milton Berle)

Quando ho iniziato la preparazione per la maratona di Roma, mio obiettivo stagionale, avevo un obiettivo ben preciso: correre 42,195 Km ad una media di 4’35″/km.

Durante la preparazione sono arrivate belle soddisfazioni che mi hanno permesso di continuare a sognare: quarto posto alla 30(32) Km di Carrara nonostante i problemi intestinali e soprattutto il secondo posto alla 32Km di Terre di Siena…

È così quando arriva il gran giorno della maratona di Roma, mi sento sicura di me e determinata come non mai! Volevo assolutamente quel risultato!

La griglia della partenza è ben diversa da quella dell’anno precedente: il record di iscritti è stato sicuramente qualcosa di fantastico per gli organizzatori, ma ammetto che entrare in griglia 45′ prima della partenza, senza aver lo spazio adeguato per riscaldarsi, un po’ mi ha innervosito.

Parto con i pacer delle 3h15′, anche in questo caso gruppo davvero troppo numeroso, che mi costringe ad una postura di corsa mirata a non sbattere o inciampare con gli altri atleti.

Tutto sembra comunque andare bene, anzi mi sembra anche di andare troppo piano…
Poi intorno al 20esimo comincio a sentire un fastidio nella zona del ginocchio, cerco di convincermi che non è invalidante e che non mi darà problemi, ma il fastidio aumenta gradualmente.

Al 30esimo decido che forse è il caso di fermarmi per non aggravare la situazione, ma nessuno tra gli addetti ai ristori sa indicarmi dove sono i punti di ritiro previsti dal regolamento, allora riprendo a corrrere piano per arrivare al ristoro successivo, ma anche lì nulla.

A quel punto penso che posso continuare e comunque concludere la gara, anche se sui sanpietrini sento come aghi che mi pungono intorno al ginocchio e mi costringono a camminare e, correndo ad un’andatura molto più lenta della mia, e quindi con una postura alterata, sono arrivata al traguardo con tutti i dolori del mondo addosso ed il ginocchio gonfio in 3h34’…

Inutile dire che la delusione è tanta… non mi va proprio giù, questo risultato brucia troppo!
Decido quindi con il mio allenatore di riprovare dopo 5 settimane alla maratona di Padova.

Cinque settimane però sono veramente tante…più passano i giorni più la motivazione lentamente ma costantemente cala… gli allenamenti diventano più pesanti e l’ennesimo lunghissimo corso nella mia Pulsano con un caldo estivo mi prova terribilmente!

Mi ritrovo al giorno prima della gara con l’atteggiamento di chi è rassegnato a subire un destino di disfatta ormai scritto…penso che con un miracolo posso aspirare alle 3 ore e 17 minuti.

E poi eccomi alla partenza della mia DECIMA maratona. Parto in controllo perché non ho idea di quelle che le mie gambe possono fare…dopo i primi 5 km punto un atleta davanti a me e gli sto dietro. Ad un certo punto mi sembra troppo lento e lo supero, cercando un altro punto di riferimento e vado avanti così praticamente tutta la gara, trovandomi a superare già dalla mezza qualche atleta che mi aveva superato in precedenza.

I chilometri passano, io riesco a tenere un bel ritmo e soprattutto comincio a credere di poter aspirare a un risultato soddisfacente.

Intorno al trentacinquesimo chilometro però la maratona incontra la mezza maratona con gli atleti che corrono per le 2h/2h15′ ed io perdo i miei riferimenti e mi rendo conto che sto rallentando e tra l’altro superare i gruppi goliardici che occupano buona parte della strada non è sempre facile.

Ma dopo qualche chilometro riesco a ritrovare il ritmo e nell’ultimo provo a dare tutto riuscendo a spingere come nel primo e a firmare un piccolo capolavoro in 3h15’59″… terza di categoria.

Torno a casa con un risultato che non è quello a cui puntavo a inizio stagione ma decisamente inaspettato per il momento in cui è arrivato.

Ora non mi resta che programmare la stagione autunno/inverno e ricominciare a sognare di poter volare

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