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Quando l’estate non va come da tabella: ricostruire la base, un chilometro alla volta

“Non perdere coraggio nel considerare le tue imperfezioni, ma dedicati a correggerle, e ogni giorno ricomincia il tuo compito.” San Francesco di Sales

Eccomi qui, in una domenica di mezza estate — anzi, di tre quarti d’estate — a fare il punto della situazione.

Da sempre l’estate è un momento difficile per me, un periodo in cui faccio più fatica ad allenarmi e a trovare la quadra.
Quest’anno però, avendo dovuto saltare, per vari motivi, buona parte delle gare invernali, avevo pensato di cambiare ritmo e inserire qualche gara nella bella stagione.

A maggio, infatti, avevo recuperato delle buone sensazioni.
Non ero al top, ma ero in forma: la testa c’era e le gambe pure.
Avevo già disegnato sulla carta il mio circuito di gare estive in salita, pronta a “godermi” quella fatica buona che ti riempie i polmoni.

Però si sa: ogni tanto la vita decide di riservarci degli imprevisti.


Giugno è iniziato con una nevralgia da Fuoco di Sant’Antonio che mi ha colpito la gamba destra. Un dolore intenso, sordo, debilitante, di quelli che ti tengono sveglia la notte a cercare una posizione che non c’è.

Il medico mi consiglia di non fermarmi del tutto e di continuare a correre, seppur per pochi chilometri e a bassissima intensità. Risultato? Le scarpe per i lavori veloci le guardo da lontano. È stato un mese intenso, che mi ha lasciato parecchi strascichi: mi ritrovo a spingere meno con la gamba destra, ed ecco che partono le sessioni di potenziamento e rinforzo mirato per compensare.


Poi, finalmente, la luce in fondo al tunnel. Mi sento in grado di ripartire, cerco di rimettere in moto i motori ma… proprio quando il peggio sembrava passato, a fine luglio ci si mette una costola incrinata.

Due mesi. Due mesi passati tra stop forzati, visite mediche, esercizi di forza a corpo libero e tentativi di ripartenza frenati sul nascere.

Intendiamoci: c’è ben altro nella vita, e chi corre sa benissimo che gli intoppi, gli infortuni e i momenti “no” fanno parte del gioco.
Ma quando ti ritrovi a metà agosto, con l’asfalto che sfiora i 35 gradi e il meteo che sembra remarti contro, la motivazione viene messa a durissima prova.

La domanda scomoda: ne vale ancora la pena?
È in momenti come questi che ti affiorano i pensieri più scomodi.

Alla fine ho 49 anni… qualche soddisfazione me la sono tolta. Forse posso anche smettere di rincorrere obiettivi.

Poi mi sono fermata.


Ho preso quegli obiettivi, li ho guardati da vicino e mi sono fatta qualche domanda sincera:
-Ci tengo davvero?
-Sono innamorata di questi obiettivi o solo dell’idea di raggiungerli?
-Quanta voglia ho ancora di sacrificare tempo e soffrire per godermi la felicità di quel traguardo?

La risposta è arrivata chiara: Tanta.

E allora si riparte. Di nuovo.
Ripartire significa essere consapevoli che essere atleti, a qualsiasi livello, comporta accettare una verità fondamentale: il percorso di miglioramento non è mai una linea retta. È un susseguirsi continuo di adattamenti, ascolto e riorganizzazioni.

Oggi non rincorro i ritmi di qualche mese fa.
Ho imparato a fare un passo indietro:

Ho disattivato la schermata del passo sul GPS: Il cronometro con 35°C e dopo due mesi di stop mente. Guardare il passo serve solo a generare inutile frustrazione.

Sforzo percepito e Frequenza Cardiaca: la priorità, oggi, è ricostruire la base aerobica e la resistenza, senza mandare il corpo in stress.

Flessibilità mentale: La tabella si riadatta giorno per giorno. Se le gambe chiedono respiro, il riposo diventa parte integrante dell’allenamento.

Ricostruire le fondamenta
In questo momento sto ricostruendo le basi. Non sono in formissima, le gambe sono pesanti e la strada per tornare dove volevo è ancora lunga.

Ma alla fine, la bellezza di questo sport sta anche in questo: non nella facilità con cui tagli un traguardo quando tutto va bene, ma nella pazienza e nella tenacia con cui ti rimetti le scarpe quando devi riconquistare ogni singolo chilometro.

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